Galleria Venezia
Campo Manin 4252 telefono 24-564
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MOSTRA
DEL PITTORE
COSIMO PRIVATO
10 Luglio - 24 Luglio 1945
Il presidente della commissione, grand'uomo d'affari e di molte esperienze, per quanto non facile alla meraviglia, colpito da quella per lui curiosa motivazione, domandò: "e che male c'e'?".
Risero i presenti alla domanda, che pareva ironica ed ingenua al tempo stesso, ed è inutile qui riferire quel che ne segui.
Qui si vuole soltanto far rilevare come "piacere al pubblico", da parte di chi al pubblico desidera presentarsi, costituisce (o almeno costituiva allora) a giudizio dell'alta critica, un titolo negativo.
Ciò premesso, noi, che non siamo critici nè alti nè bassi, ci permettiamo di presentare, da amico ad amici, il pittore veneziano Cosimo Privato, e di presentarlo proprio come un artista che piace al pubblico, modestamente affermando essere questa sua qualità un titolo positivo, cioè di merito, anzi d'onore. Aggiungiamo poi subito che di opinione non molto diversa dalla nostra furono anche le Giurie di innumerevoli Esposizioni italiane e straniere, sopra tutte quelle della Biennale di Venezia, dove le pitture del Privato Vennero accolte (e naturalmente piacquero) dalla XV del 1926 alla XXI del 1938.
Ma della Biennale il nostro Cosimo (ormai quarantaseienne) è stato quasi di casa.
Figlio di un bravo operaio falegname, da molti anni addetto ai lavori di allestimento di quelle Mostre, egli s'iniziò all'arte aiutando il padre ad attaccare alle pareti i quadri degli altri, per giungere - diremo così - a farsi aiutare da lui (ed immaginiamoci con quanta maggior soddisfazione per entrambi) ad attaccarvi i propri.
Ci piace - a tal proposito - ripensare alle emozioni, a stento contenute, dell'onesto genitore, quando facendo girare e rigirare, davanti ai giudici, i ......prodotti del sangue suo, ne udiva muto e tremante i diversi giudizi, per doverne poi, con le proprie mani, eseguire le sentenze, portandoli nei reparti dei vivi o dei morti a seconda del verdetto......
Ma, ritornando al nostro iniziale discorso, noi vorremmo anche chiederci, e contemporaneamente risponderci, perché Cosimo Privato sia un artista che piace al pubblico. A dircela fra noi, proprio alla buona, i perché devono essere questi: I suoi quadri si capiscono (e la cosa è meno comune di quanto si creda) si rivelano subito per quel che sono a quanti li guardano senza bisogno di una speciale preparazione o iniziazione nell'ottica e nella metafisica. Allietano l'occhio e conquistato lo spirito, o perlomeno attraggono l'uno e l'altro, riuscendo ad esprimere con i colori, e con tutto il resto, un'idea, un pensiero, un sentimento, magari un'arguzia, un'ironia.... Hanno insomma oltre e insieme con la pittura un "soggetto, si un soggetto"che non si sa, che forse l'autore stesso non sa, se serva di pretesto o se sia la ragione della pittura, ma che con questa si fonde e confonde in un'unica cosa: l'opera d'arte, la quale piace.
E piace a molti di più di quanti a cui non dispiaccia.
La pittura del Privato, la sola pittura, si può ad ogni modo considerare ed apprezzare anche in sè sola.
Noi non sapremmo farlo con la preziosa terminologia degli esperti, ma potremmo egualmente dire che i "toni", i "volumi", tutti i valori cromatici e formali vi sono studiati e resi, senza venir meno alle antiche eterne leggi del disegno, del chiaroscuro, della prospettiva colle quali quei valori si identificano. . .
L'abilità, il "mestiere" (pregi o difetti che sieno) vi risultano evidenti, ma non vi escludono -anche se meno palesi - il tormento della ricerca e la spontaneità dell'ispirazione.
Derivazioni, reminiscenze ottocentesche (clima di Favretto? , aria di Tito?, tinte di Milesi?) si, almeno apparenti, ma ad ogni modo, ravvivate, rinfrescate, rese nuove, attuali.
Possono le pitture del Privato mancare di "liricità"e di quelle altre astrazioni o sublimazioni care agli ermetici, ma di un po' di poesia sana semplice, magari dialettale, esse dispongono quasi sempre, e "leggibile" a tutti.
Abbiamo detto dialettale nel senso più o meno compassionevole usato dall'ipercritica, benché, al suo dialetto il nostro pittore tenga molto e - come già i suoi mastre - lo adoperi anche nei titoli.
Perché il titolo (altra grossa questione) è, sendo lui, parte integrante dell'opera - come nei romanzi, nelle commedie, nelle poesie scritte - e vi annette una certa importanza. Non ha torto: il titolo ha dato spesso l'immortalità ad un'opera d'arte che senza quello sarebbe forse morta prima del tempo.
Il Privato, per esempio, ne ha una, la quale, già esposta alla Biennale, non sparirà tanto facilmente dal ricordo di quanti la videro: "Oggi sposi. . . ". Bel titolo e bel quadro. Ma il più bello è che, questo quadro memorabile, l'autore vorrebbe invece dimenticarlo. quegli sposi, ormai di ieri, egli non li rinnega, ma non gli piacciono più. Sono già superati dai lori successori che con nuovo spirito e nuova veste (pur senza tradire le origini) ora lo occupano e lo impegnano di fronte a un pubblico nuovo.
L'odierna mostra alla "Galleria Venezia" ne presenta un buon numero di queste nuove e nuovissime pitture; nel suo studio a S. Stae, il pittore ne tiene, in varia e confusa mescolanza con le vecchie, altrettante; e non si contano quelle che l'artista nasconde nei ripostigli del suo cervello o elabora nel castello dei suoi sogni. . . .
Ciò che è certo e indubitabile è che ogni opera del Privato, qualunque "forma" prenda, ha sempre un "contenuto" - vero complice necessario - che con essa accompagnandosi e armonizzandosi crea un tutto inscindibile.
Qui, ai fini della presentazione, non è forse inutile una nota: se c'è qualche cosa, nei confronti di questo artista, che si stacchi e sia quasi in curioso contrasto con la sua pittura, è proprio la figura psico-fisica di lui, la quale (almeno in apparenza) risulta tanto, non diremo scialba, ma smunta, dimessa, inespressiva, quanto quella è viva, ricca, smagliante, saporosa.
Ne è una prova un certo suo "autoritratto nello studio", in cui la faccia del pittore appare, anzi dispare, nel fondo in una pallida macchia giallognola mentre spiccano, trionfanti in primo piano, la tavolozza, i pennelli ed altri accessori.
L'artista attribuisce, questo mancato risalto di sè nel suo ritratto, anche a una specie di trepido imbarazzo da cui egli sentesi preso nel lavorare sulla sua persona e che ugualmente lo coglie quando lavora (e lo fa di rado) sui suoi di famiglia. Simile - noi osserviamo - a un medico o chirurgo che si trovi ad operare sulla carne propria o su quella dei suoi cari.
Sensibilità interessante e simpaticissima che ci porterebbe a un più lungo discorso.
Ma a noi intanto conviene chiudere questo col quale - senza alcuna pretesa -abbiamo cercato di dipingere, a parole, un nostro pittore, la cui caratteristica è proprio quella di non saper parlare se non attraverso le proprie pitture. Caratteristica notevole, la quale - con buona pace di tutti - è quella che, sopra le altre conferisce e garantisce a Cosimo Privato il titolo di "artista che piace al pubblico".
E questo lo possiamo dire con sicura competenza inquantochè siamo "pubblico" anche noi.
DOMENICO VARAGNOLO
Elenco dello opere esposte
1. Nudo di fronte (olio)
2. Il carico (olio)
3. Il piccolo marinaio (olio)
4. Sui murazzi (olio)
5. Rustico (olio)
6. La chioccia (olio)
7. Allo specchio (olio)
8. Sotto la pergola (olio)
9. Nudo di dorso (olio)
10. Nudo (olio)
11. Nudo in movimento (tempesta)
12. Razzolando (olio)
13. Due vecchi (olio)
14. Sul prato (tempesta)
15. Cortile (olio)
16. Ballo in campagna (tempera)
17. Vestendosi (olio)
18. In campiello (olio)
19. Meditazione (tempera)
20. Primavera (tempera)
21. In barena (tempera)
22. Il valico (tempera)
23. Festa di contadini (tempera)





